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Cosa succede se perdo un dente? Scopriamolo

  • Immagine del redattore: Dental Aesthetica
    Dental Aesthetica
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 9 min

Perdere un dente può sembrare un problema circoscritto: rimane uno spazio, si impara a masticare dall’altro lato e, soprattutto quando il dente non è visibile, si può pensare che non sia necessario fare nulla.


Sotto la gengiva, però, qualcosa comincia a cambiare.


La radice del dente non serve soltanto a mantenerlo fermo. Attraverso la masticazione trasmette all’osso piccoli stimoli meccanici che contribuiscono al suo continuo rinnovamento. Quando il dente viene perso o estratto, questi stimoli vengono meno e l’osso alveolare, cioè la parte della mascella o della mandibola che circondava la radice, inizia gradualmente a modificarsi.


Comprendere ciò che accade permette però di non sottovalutare il problema e di scegliere con maggiore consapevolezza se, quando e come intervenire.


Un uomo che sorride e mostra un dente mancante

Indice

  1. Che cosa succede all’osso quando manca un dente

  2. Quanto velocemente si riduce l’osso

  3. Quando il cambiamento può diventare visibile

  4. Le altre conseguenze dei denti mancanti

  5. Perché si perde un dente

  6. Che cosa fare dopo la perdita o l’estrazione

  7. Come viene valutato un dente mancante

  8. Le possibili soluzioni

  9. Tempi di trattamento e recupero

  10. Falsi miti sui denti mancanti

  11. Prevenzione e controlli nel tempo

  12. L’approccio di Dental Aesthetica

  13. Domande frequenti


Che cosa succede all’osso se perdo un dente

Per comprendere il processo bisogna conoscere l’osso alveolare, la parte di osso che circonda e sostiene le radici dentali.

È un tessuto vivo, sottoposto a un continuo processo di rinnovamento. Alcune cellule rimuovono il tessuto osseo più vecchio, mentre altre ne producono di nuovo. Questo equilibrio è influenzato anche dagli stimoli che arrivano durante la masticazione.

Quando un dente viene estratto, l’alveolo — la cavità che conteneva la radice — si riempie inizialmente di sangue. Si forma quindi un coagulo, seguito da tessuto di guarigione e successivamente da nuovo osso.

La guarigione, però, non ricrea esattamente la forma precedente.

Durante il processo, una parte dell’osso che circondava la radice viene fisiologicamente riassorbita. La cresta ossea può quindi diventare più bassa e, soprattutto, più sottile. Le revisioni scientifiche mostrano che l’entità del cambiamento varia considerevolmente in base alla posizione del dente, alla conformazione iniziale dell’osso, allo stato dei tessuti e alle condizioni del paziente.

Il termine riassorbimento osseo non indica che l’intera mascella “si scioglie” o scompare. Descrive una riduzione progressiva del volume della cresta nella zona in cui il dente non è più presente.


Perché la radice è così importante

La radice dentale non è semplicemente inserita nell’osso come un chiodo nel muro. È collegata all’osso attraverso il legamento parodontale, un sistema di fibre microscopiche che assorbe e distribuisce le forze della masticazione.

Dopo la perdita del dente vengono meno sia il legamento sia una parte degli stimoli funzionali locali. L’organismo adatta quindi il tessuto osseo alla nuova situazione.


Quanto velocemente si riduce l’osso

Il rimodellamento comincia già durante la guarigione successiva all’estrazione. Le variazioni più rilevanti della cresta alveolare tendono a verificarsi nei primi mesi, anche se il processo può continuare più lentamente nel tempo.

Non esiste però un calendario identico per tutti.


La velocità e l’entità del cambiamento possono dipendere da:

  • quantità e spessore dell’osso presente prima dell’estrazione;

  • posizione del dente;

  • presenza di infezioni;

  • parodontite;

  • trauma subito durante la perdita o l’estrazione;

  • abitudine al fumo;

  • capacità individuale di guarigione;

  • alcune condizioni generali e terapie farmacologiche;

  • tempo trascorso prima della riabilitazione.


Questo è uno dei motivi per cui due persone che hanno perso lo stesso tipo di dente possono presentare, dopo alcuni anni, situazioni molto differenti.


Estrarre un dente oggi e sostituirlo tra molti anni è la stessa cosa?

Non sempre.

Con il trascorrere del tempo la cresta può diventare più sottile e rendere necessario un piano di trattamento più articolato. In alcuni casi l’osso residuo rimane comunque adeguato; in altri può essere indicata una procedura di preservazione o ricostruzione ossea.

Aver aspettato, però, non significa automaticamente che non sia più possibile intervenire. Significa piuttosto che la situazione deve essere studiata in tre dimensioni prima di stabilire il percorso.


Donna edentula che ha perso dimensione verticale del viso
L'edentulia contribuisce all'invecchiamento precoce del viso facendo perdere dimensione verticale

Quando il cambiamento può diventare visibile sul viso

La perdita di un singolo molare raramente produce da sola un cambiamento evidente dell’intero profilo del volto. Le conseguenze esterne dipendono dal numero di denti mancanti, dalla loro posizione e dalla durata della perdita.


I cambiamenti possono risultare più riconoscibili quando:

  • mancano più denti consecutivi;

  • sono assenti diversi denti anteriori;

  • viene ridotto il supporto di labbra e guance;

  • diminuisce l’altezza con cui i denti superiori e inferiori si incontrano;

  • la perdita è presente da molto tempo;

  • sono già presenti una marcata perdita ossea o una protesi non più adeguata.


Le evidenze più solide sulle variazioni dell’altezza facciale e del sostegno delle labbra riguardano infatti l’edentulia estesa o totale. Da queste evidenze si può ragionevolmente concludere che il messaggio “basta perdere un dente per invecchiare il viso” sia eccessivamente semplificato.

Ciò non significa che un singolo spazio debba essere ignorato. Il suo impatto è semplicemente più spesso locale e funzionale che immediatamente visibile sull’intero volto.


Le altre conseguenze dei denti mancanti

L’osso non è l’unica struttura coinvolta.


I denti vicini possono inclinarsi

I denti tendono a mantenere un equilibrio reciproco. Quando uno spazio rimane vuoto, gli elementi adiacenti possono progressivamente inclinarsi o spostarsi verso l’area libera.

Questi movimenti non avvengono in tutti i pazienti con la stessa intensità, ma sono stati osservati soprattutto dopo la perdita dei denti posteriori.


Il dente opposto può scendere o salire

Quando un dente non trova più il suo antagonista, cioè il dente con cui entrava in contatto nell’arcata opposta, può andare incontro a sovraeruzione. In altre parole, tende gradualmente a spostarsi verso lo spazio rimasto libero.

Il fenomeno può modificare i contatti masticatori e ridurre lo spazio disponibile per una futura riabilitazione.


La masticazione può diventare asimmetrica

Molte persone cominciano inconsapevolmente a utilizzare soprattutto il lato opposto. Nel breve periodo questo adattamento può non dare fastidio, ma nel tempo può creare una distribuzione meno equilibrata dei carichi.

In presenza di denti già indeboliti, otturazioni estese o problemi gengivali, il sovraccarico merita particolare attenzione.


Può diventare più difficile pulire correttamente

Quando i denti si inclinano o cambiano posizione possono comparire spazi irregolari nei quali si accumulano più facilmente residui alimentari e placca. Questo non significa che un dente mancante provochi necessariamente carie o parodontite, ma può rendere l’igiene meno semplice.


Una carie non curata può essere la causa della perdita di un dente
Una carie non curata può essere la causa della perdita di un dente

Perché si perde un dente

Un dente può mancare a causa di:

  • una carie molto estesa;

  • una frattura;

  • un trauma;

  • una precedente terapia canalare non più recuperabile;

  • parodontite avanzata;

  • agenesia, cioè mancata formazione del dente;

  • complicazioni legate a vecchie protesi;

  • estrazioni eseguite per motivi ortodontici o clinici specifici.


Individuare la causa è fondamentale.

Se il dente è stato perso a causa della parodontite, per esempio, non è sufficiente occuparsi soltanto dello spazio vuoto. Prima di programmare una riabilitazione è necessario controllare l’infiammazione e valutare la salute dei denti rimanenti. La parodontite può infatti provocare la perdita dei tessuti e dell’osso che sostengono i denti.


Che cosa fare dopo la perdita o l’estrazione di un dente

Il primo consiglio è non rimandare la valutazione soltanto perché non si avverte dolore.

Una visita non obbliga il paziente a sottoporsi immediatamente a un trattamento.


Serve innanzitutto a comprendere:

  • perché il dente è stato perso;

  • quanto osso è presente;

  • se i denti vicini sono sani;

  • come si chiudono le arcate;

  • se lo spazio deve essere mantenuto;

  • quali alternative sono realmente adatte.


Quando l’estrazione è programmata e si ipotizza una futura riabilitazione implantare, può essere utile discutere in anticipo l’eventuale preservazione alveolare. Si tratta di tecniche finalizzate a limitare, non ad annullare completamente, la riduzione della cresta dopo l’estrazione. Le revisioni disponibili indicano che tali procedure possono contenere la perdita di volume rispetto alla guarigione spontanea, ma l’indicazione deve essere stabilita caso per caso.


Come viene valutato un dente mancante

La valutazione parte dall’esame clinico della bocca e non soltanto dalla zona vuota.

Il dentista osserva lo stato delle gengive, la posizione degli altri denti, i contatti tra le arcate, lo spazio disponibile e le condizioni dei denti che potrebbero eventualmente sostenere un ponte.

Possono essere utilizzati diversi esami.


Radiografie endorali

Permettono di studiare nel dettaglio una zona limitata, i denti vicini e il livello dell’osso.


Ortopanoramica

Fornisce una visione generale delle arcate, dei denti e delle principali strutture ossee.


TAC Cone Beam

La TAC odontoiatrica tridimensionale, o CBCT, permette di misurare altezza e spessore dell’osso e di valutare la relazione con strutture anatomiche come il seno mascellare o il nervo mandibolare. Le indicazioni radiologiche internazionali ne riconoscono il ruolo nella valutazione tridimensionale dei siti implantari.


Scanner intraorale

Lo scanner acquisisce digitalmente la forma dei denti e delle gengive. Può essere utilizzato per studiare lo spazio protesico, progettare il risultato finale e integrare le informazioni cliniche e radiologiche.

Nessun singolo esame sostituisce la valutazione complessiva. Le immagini devono sempre essere interpretate insieme alla storia clinica e alle condizioni della bocca.


Un impianto dentale con corona
L'impianto dentale con corona è una delle soluzioni per ripristinare un dente mancante

Come si può sostituire un dente mancante

Non esiste una soluzione universale. La scelta dipende dall’età, dalla salute generale e orale, dalla posizione del dente, dall’osso disponibile, dalle condizioni dei denti vicini e dalle preferenze del paziente.


Impianto dentale con corona

L’impianto è una componente inserita nell’osso che sostituisce funzionalmente la radice. Su di esso viene successivamente applicata una corona, cioè il dente protesico visibile.

Uno dei vantaggi è la possibilità di sostituire il dente senza utilizzare come pilastri gli elementi vicini. L’impianto trasmette inoltre carichi all’osso, ma è importante chiarire che neppure il suo inserimento impedisce completamente il fisiologico rimodellamento successivo all’estrazione.

La possibilità di eseguire l’intervento dipende dalla quantità di osso, dalla salute gengivale, dall’igiene orale e dalla presenza di condizioni che possano influenzare la guarigione.


Ponte dentale

Il ponte è una protesi fissa che sostituisce il dente mancante appoggiandosi generalmente agli elementi vicini.

Può essere una soluzione valida soprattutto quando i denti adiacenti hanno già grandi ricostruzioni o necessitano a loro volta di essere protetti con corone. In altri casi richiede la preparazione di denti ancora integri, aspetto che deve essere valutato con attenzione.


Protesi rimovibile

Una protesi parziale rimovibile può sostituire uno o più denti e viene tolta dal paziente per la pulizia.

Può essere indicata quando mancano diversi elementi, quando non si desidera o non si può affrontare una soluzione chirurgica oppure come trattamento temporaneo. Richiede un periodo di adattamento e una corretta manutenzione.


Mantenimento dello spazio senza sostituzione

Non tutti gli spazi devono essere necessariamente sostituiti con un impianto. Un dente del giudizio estratto, per esempio, generalmente non richiede una riabilitazione.

Anche in altri casi selezionati può essere presa in considerazione l’osservazione, purché la scelta sia consapevole e vengano controllati nel tempo l’occlusione, i denti vicini e l’igiene.


Quanto dura il trattamento e quali sono i tempi di recupero

I tempi cambiano notevolmente da paziente a paziente.

In alcune situazioni l’impianto può essere posizionato contestualmente all’estrazione. In altre è preferibile attendere la guarigione dei tessuti. Quando il volume osseo non è sufficiente, può essere necessario associare o anticipare una procedura rigenerativa.

Anche il momento in cui viene applicato il dente provvisorio o definitivo dipende dalla stabilità dell’impianto, dalla zona trattata, dalla qualità dell’osso e dai carichi masticatori.

Dopo l’intervento possono comparire gonfiore, sensibilità o fastidio temporaneo. Intensità e durata variano in relazione alla procedura eseguita e alla risposta individuale. Per questo è poco corretto stabilire i tempi basandosi sull’esperienza di un amico o su un caso visto online.

Una pianificazione accurata permette invece di fornire una previsione realistica prima di iniziare.


Prevenzione e controlli: un consiglio anche per chi è già nostro paziente

Quando manca un dente, i controlli periodici non servono soltanto a osservare lo spazio vuoto. Permettono di verificare che i denti vicini non si stiano inclinando, che quello opposto non si stia spostando e che le gengive rimangano sane.

Per i pazienti già seguiti da Dental Aesthetica, il consiglio è di segnalare durante le visite qualsiasi cambiamento nella masticazione: la sensazione che i denti “chiudano diversamente”, la tendenza a utilizzare un solo lato o la comparsa di residui alimentari in una zona prima facile da pulire.

Anche dopo una riabilitazione è importante continuare le abitudini concordate durante le visite. Spazzolino, filo o scovolino, igiene professionale e controlli non sono una fase separata dal trattamento: ne rappresentano la prosecuzione.

In presenza di dubbi non è necessario aspettare che compaia dolore. Un confronto tempestivo può essere sufficiente per distinguere un normale adattamento da un cambiamento che merita attenzione.


Domande frequenti


Dopo quanto tempo si riduce l’osso se manca un dente?

Il rimodellamento inizia durante la guarigione successiva alla perdita o all’estrazione. I cambiamenti più rilevanti tendono a verificarsi nei primi mesi, ma l’entità varia molto da persona a persona e può continuare più lentamente nel tempo.


L’osso ricresce da solo dopo l’estrazione?

L’alveolo guarisce formando nuovo tessuto osseo, ma la cresta non recupera necessariamente forma e volume precedenti. In alcune situazioni possono essere valutate tecniche di preservazione o rigenerazione ossea.


È sempre necessario sostituire un dente mancante?

No. La necessità dipende dalla posizione del dente, dalla masticazione, dallo stato dei denti vicini e dal rischio di spostamenti. I denti del giudizio, per esempio, generalmente non vengono sostituiti.


È meglio un impianto o un ponte?

Dipende dal caso. L’impianto non richiede generalmente di utilizzare i denti vicini come sostegno, ma necessita di una procedura chirurgica e di condizioni ossee e gengivali adeguate. Il ponte può essere indicato soprattutto quando i denti adiacenti devono già essere ricoperti.


Posso mettere un impianto anche se il dente manca da molti anni?

Spesso sì, ma è necessario misurare il volume osseo con una valutazione clinica e radiologica. Se l’osso si è ridotto, potrebbe essere indicata una procedura rigenerativa prima o durante l’inserimento dell’impianto.


Le domande da porre durante la visita

Prima di scegliere il trattamento può essere utile chiedere:

  1. Cosa succede se perdo un dente?

  2. Quanto osso è rimasto nella zona?

  3. I denti vicini si sono già spostati?

  4. È necessario sostituire questo specifico dente?

  5. Quali sono vantaggi e limiti di impianto, ponte e protesi rimovibile nel mio caso?

  6. È necessaria una rigenerazione ossea?

  7. Quali sono i tempi realistici del percorso?

  8. Quali abitudini possono influenzare la guarigione?

  9. Come dovrò mantenere il risultato nel tempo?

Un piano di cura ben spiegato non dovrebbe limitarsi a indicare una procedura. Dovrebbe permettere al paziente di comprendere le alternative, le fasi, i benefici attesi e gli eventuali limiti.





 
 
 

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