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Parodontite: i 7 sintomi che non dovresti mai ignorare

  • Immagine del redattore: Dental Aesthetica
    Dental Aesthetica
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 10 min

Le gengive sanguinano quando lavi i denti? Hai notato che alcuni denti sembrano più lunghi o che l’alito cattivo ritorna poco dopo averli spazzolati?

Sono disturbi che spesso vengono considerati normali, soprattutto quando non provocano dolore. In realtà, possono rappresentare i primi segnali di una malattia parodontale.

La parodontite, conosciuta in passato anche come piorrea, è una patologia infiammatoria cronica che colpisce i tessuti che sostengono i denti: gengiva, legamento parodontale e osso alveolare. Se non viene diagnosticata e trattata, può provocare la progressiva perdita del supporto intorno ai denti, fino a determinarne la mobilità e, nei casi più avanzati, la perdita.

Il problema è che la parodontite può evolvere lentamente e senza causare un dolore evidente. Per questo è importante imparare a riconoscere i segnali che il nostro organismo ci invia.


Parodontite e gengive infiammate: segnali da riconoscere

Indice dei contenuti

  1. Che cos'è la parodontite?

  2. Perché la parodontite passa inosservata?

  3. I 7 sintomi della parodontite da non ignorare

  4. Come si cura la parodontite?

  5. La parodontite può guarire?

  6. Domande frequenti sulla parodontite


Che cos’è la parodontite?

La parodontite è una malattia associata all’accumulo di un biofilm batterico, comunemente chiamato placca, in un individuo predisposto.

I batteri presenti nella placca stimolano una risposta infiammatoria da parte dell’organismo. Quando questa risposta diventa persistente e non viene controllata, l’infiammazione può estendersi dai tessuti gengivali più superficiali alle strutture profonde che mantengono stabile il dente.

Si possono così formare le cosiddette tasche parodontali, spazi patologici tra il dente e la gengiva nei quali batteri e tartaro possono accumularsi in profondità. Con il passare del tempo, il processo infiammatorio può determinare una perdita di attacco gengivale e un riassorbimento dell’osso che circonda il dente.

La parodontite è quindi diversa dalla semplice gengivite. La gengivite interessa principalmente la parte superficiale della gengiva e, se trattata correttamente, è generalmente reversibile. Nella parodontite, invece, è già presente una perdita dei tessuti di sostegno del dente.

Non tutte le gengiviti si trasformano necessariamente in parodontite, ma un’infiammazione gengivale persistente non dovrebbe mai essere trascurata.


Perché la parodontite può passare inosservata?

Molte persone associano una malattia importante alla presenza di dolore. Nel caso della parodontite, però, il dolore può essere lieve, intermittente o completamente assente, soprattutto nelle fasi iniziali.

La malattia può quindi progredire silenziosamente. Il paziente si abitua gradualmente al sanguinamento, all’alito cattivo o al cambiamento dell’aspetto delle gengive, fino a considerarli una caratteristica normale della propria bocca.

Ma una gengiva sana, in condizioni normali, non dovrebbe sanguinare durante lo spazzolamento.

Vediamo quindi quali sono i sette segnali che meritano maggiore attenzione.


Sanguinamento durante lo spazzolamento: uno dei primi segnali a cui fare attenzione

I 7 sintomi della parodontite da non ignorare


1. Gengive che sanguinano durante lo spazzolamento

Il sanguinamento gengivale è uno dei segnali più frequenti di infiammazione.

Può comparire mentre si utilizza lo spazzolino, il filo interdentale o lo scovolino, ma anche quando si mangiano alimenti duri, come una mela o una crosta di pane. Nei casi più marcati, la gengiva può sanguinare anche spontaneamente.

Molte persone attribuiscono il problema a uno spazzolino troppo duro oppure a un gesto eseguito con troppa forza. Un trauma meccanico può effettivamente provocare un sanguinamento occasionale, ma quando il fenomeno si ripete con regolarità è opportuno valutarne la causa.

Una gengiva infiammata presenta tessuti più fragili e riccamente vascolarizzati, che sanguinano facilmente anche in seguito a uno stimolo leggero.

Smettere di spazzolare la zona che sanguina non risolve il problema. Al contrario, ridurre la pulizia può favorire un ulteriore accumulo di placca. È invece necessario migliorare l’igiene con tecniche e strumenti adeguati e sottoporsi a una valutazione odontoiatrica.

Il sanguinamento non permette, da solo, di distinguere una gengivite da una parodontite, ma rappresenta sempre un segnale da non ignorare.


2. Gengive rosse, gonfie o dolenti

Le gengive sane hanno generalmente un colore rosa, una consistenza compatta e un profilo regolare intorno ai denti.

Quando è presente un’infiammazione possono diventare:

  • più rosse o scure;

  • gonfie;

  • lucide;

  • sensibili al contatto;

  • meno aderenti al dente.

Il cambiamento può interessare tutta la bocca oppure essere localizzato intorno a uno o più denti.

Anche in questo caso, l’assenza di dolore non deve rassicurare eccessivamente. Una gengiva può essere significativamente infiammata senza provocare un disturbo tale da spingere immediatamente il paziente dal dentista.

Gonfiore e arrossamento possono avere cause differenti, ma quando persistono per diversi giorni o si associano a sanguinamento, alito cattivo o recessione gengivale è consigliabile effettuare un controllo.


3. Alito cattivo persistente o cattivo sapore in bocca

L’alito cattivo può dipendere da molti fattori: alimentazione, fumo, riduzione della salivazione, patologie del cavo orale o, più raramente, condizioni che interessano altri distretti dell’organismo.

Quando però l’alitosi persiste nonostante una corretta igiene orale, può essere collegata all’accumulo di placca e batteri sopra e sotto il margine gengivale.

Nelle tasche parodontali possono svilupparsi batteri capaci di produrre composti volatili responsabili di odori sgradevoli. Il paziente può avvertire anche un sapore amaro, metallico o comunque insolito, soprattutto al risveglio o passando la lingua vicino alla gengiva.

Collutori, spray e chewing gum possono coprire temporaneamente l’odore, ma non eliminano l’eventuale causa parodontale.

Per questo, un alito cattivo persistente, soprattutto se associato a gengive che sanguinano, dovrebbe essere valutato dal dentista. L’alitosi e il cattivo sapore in bocca rientrano infatti tra i possibili segnali delle malattie gengivali.


4. Gengive ritirate e denti che sembrano più lunghi

La recessione gengivale si verifica quando il margine della gengiva si sposta, lasciando scoperta una parte della radice del dente.

Osservandosi allo specchio, il paziente può avere l’impressione che un dente sia diventato più lungo rispetto agli altri. Possono inoltre comparire piccoli spazi scuri tra un dente e l’altro, spesso descritti come “triangoli neri”.

La gengiva può ritirarsi per diverse ragioni, tra cui:

  • infiammazione parodontale;

  • spazzolamento traumatico;

  • posizione non corretta di alcuni denti;

  • caratteristiche anatomiche della gengiva;

  • precedenti trattamenti odontoiatrici o ortodontici.

Quando la recessione è legata alla parodontite, può associarsi alla perdita dei tessuti che circondano il dente.

L’esposizione della radice può inoltre aumentare la sensibilità al freddo, al caldo, agli alimenti dolci o al contatto dello spazzolino. La radice, infatti, non è protetta dallo smalto come la corona del dente ed è più vulnerabile all’usura e alla carie radicolare.

Una gengiva ritirata non “ricresce” semplicemente utilizzando un dentifricio specifico. È necessario individuarne la causa e stabilire se sia presente una malattia parodontale attiva.


5. Denti che si spostano o comparsa di nuovi spazi

La posizione dei denti adulti non dovrebbe modificarsi improvvisamente senza una ragione.

Se compaiono nuovi spazi tra i denti, se gli incisivi iniziano a separarsi o se un dente sembra inclinarsi rispetto alla sua posizione precedente, potrebbe esserci una riduzione del supporto parodontale.

Quando l’osso e il legamento che sostengono il dente si indeboliscono, le normali forze della masticazione, della lingua e delle labbra possono provocare graduali spostamenti dentali.

Il paziente può notare:

  • un piccolo spazio tra gli incisivi che prima non era presente;

  • una diversa inclinazione di uno o più denti;

  • una sensazione differente quando chiude la bocca;

  • un cambiamento nel modo in cui i denti entrano in contatto;

  • una protesi mobile che non si adatta più come prima.

Questi cambiamenti non significano automaticamente che sia presente una parodontite avanzata, ma richiedono un esame clinico e radiografico.

In presenza di perdita di supporto, un trattamento ortodontico eseguito senza aver prima controllato l’infiammazione potrebbe aggravare la situazione. La salute parodontale deve quindi essere valutata prima di programmare eventuali spostamenti dentali.


6. Mobilità dei denti o fastidio durante la masticazione

Un dente permanente che si muove rappresenta sempre un segnale importante.

Nelle fasi avanzate della parodontite, la perdita di osso e di attacco può ridurre la stabilità del dente. Il paziente può iniziare ad avvertire una leggera mobilità con la lingua oppure una sensazione di cedimento durante la masticazione.

Possono comparire anche:

  • difficoltà nel mordere alimenti consistenti;

  • fastidio durante la masticazione;

  • sensibilità alla pressione;

  • sensazione che alcuni denti “tocchino prima” degli altri;

  • progressivo aumento della mobilità.

La mobilità dentale può dipendere anche da traumi, sovraccarichi masticatori, digrignamento, infezioni o altri problemi odontoiatrici. In ogni caso, non dovrebbe essere ignorata.

Prima viene individuata la causa, maggiori sono le possibilità di controllare la malattia e conservare il dente. La presenza di mobilità non significa necessariamente che il dente debba essere estratto: la prognosi dipende dalla quantità di supporto residuo, dal livello di infiammazione, dalla posizione del dente e dalla risposta al trattamento.


7. Fuoriuscita di pus o gonfiore localizzato

La presenza di pus tra il dente e la gengiva può indicare un’infezione dei tessuti parodontali.

Il paziente può notare una piccola quantità di materiale biancastro o giallastro premendo sulla gengiva, oppure avvertire un sapore sgradevole improvviso. In altri casi può svilupparsi un gonfiore localizzato, simile a una pallina, accompagnato da dolore o sensibilità.

Un ascesso parodontale può formarsi quando il drenaggio di una tasca profonda viene ostacolato e i batteri si accumulano nei tessuti.

In presenza di pus, gonfiore importante, dolore intenso, febbre o difficoltà ad aprire la bocca è necessario contattare rapidamente un odontoiatra. Assumere antibiotici senza una diagnosi e senza trattare la causa locale può ridurre temporaneamente i sintomi, ma non risolve necessariamente il problema.

La fuoriuscita di pus, gli ascessi gengivali e la mobilità dentale sono considerati possibili segnali di una malattia gengivale avanzata.


Non aspettare che compaia il dolore

Uno degli errori più frequenti consiste nel rimandare il controllo perché “il dente non fa male”.

La parodontite, però, può provocare una progressiva perdita di osso senza causare sintomi dolorosi evidenti. Quando compaiono dolore intenso o mobilità marcata, la malattia potrebbe essere già in una fase avanzata.

I controlli periodici servono anche a intercettare ciò che il paziente non può vedere da solo: tartaro sotto gengiva, tasche parodontali, sanguinamento al sondaggio e iniziali alterazioni dell’osso.


Chi presenta un rischio maggiore?

La placca batterica rappresenta il principale fattore che innesca l’infiammazione, ma la velocità e la gravità con cui la malattia progredisce possono variare notevolmente da persona a persona.

Tra i principali fattori associati a un rischio maggiore o a una progressione più rapida troviamo:

  • fumo;

  • diabete, soprattutto se non adeguatamente controllato;

  • igiene orale insufficiente;

  • precedenti episodi di parodontite;

  • predisposizione individuale e familiare;

  • difficoltà nel mantenere pulite determinate zone;

  • riduzione della salivazione;

  • mancata adesione ai controlli periodici.

Fumo e diabete hanno un ruolo particolarmente importante nella valutazione del rischio parodontale. Le moderne classificazioni tengono infatti conto non soltanto della gravità della malattia, ma anche della probabilità che possa progredire nel tempo.


Sondaggio parodontale per diagnosticare tasche gengivali e parodontite

Come si diagnostica la parodontite?

La diagnosi non può essere formulata osservando soltanto una fotografia o basandosi sulla presenza di un singolo sintomo.

Durante una valutazione parodontale, l’odontoiatra raccoglie informazioni sulle condizioni generali del paziente, sulle abitudini, sui farmaci assunti e sugli eventuali fattori di rischio.

Successivamente viene eseguito il sondaggio parodontale. Attraverso una sottile sonda millimetrata si misura delicatamente lo spazio tra dente e gengiva in diversi punti.

La visita può comprendere:

  • misurazione della profondità delle tasche;

  • registrazione del sanguinamento al sondaggio;

  • valutazione delle recessioni gengivali;

  • calcolo della perdita di attacco clinico;

  • controllo della mobilità dentale;

  • valutazione della placca e del tartaro;

  • analisi dei contatti masticatori;

  • esami radiografici, quando indicati, per valutare il livello dell’osso.

Secondo la classificazione internazionale introdotta nel 2018, la parodontite viene descritta attraverso uno stadio, che indica gravità e complessità del caso, e un grado, che esprime la velocità di progressione e il profilo di rischio.

Gli stadi vanno da I a IV, mentre i gradi vengono indicati con le lettere A, B e C. Questa classificazione consente di costruire un piano terapeutico maggiormente personalizzato.


Come si cura la parodontite?

Il trattamento dipende dalla gravità e dalla distribuzione della malattia.

Il primo obiettivo consiste nel ridurre l’infiammazione e controllare i fattori che ne favoriscono la progressione. Il paziente viene quindi istruito sulle corrette tecniche di igiene orale domiciliare e sull’utilizzo degli strumenti più adatti, come filo interdentale o scovolini.

Si procede poi alla rimozione professionale di placca e tartaro. Quando sono presenti depositi sotto gengiva, può essere necessario eseguire una strumentazione delle superfici radicolari, comunemente definita terapia parodontale non chirurgica.

Dopo un periodo di guarigione viene effettuata una rivalutazione. Se rimangono tasche profonde o zone difficili da mantenere pulite, possono essere indicati ulteriori trattamenti, compresa, in casi selezionati, la terapia chirurgica parodontale.

Il percorso si completa con una fase di mantenimento parodontale, costituita da controlli e sedute di igiene programmati in base al rischio individuale.

Le linee guida della European Federation of Periodontology descrivono infatti un percorso progressivo: controllo dei fattori di rischio e dell’igiene, trattamento dei depositi sotto gengiva, eventuale terapia delle aree residue e mantenimento periodico.


Il dottor Marinelli in visita

La parodontite può guarire?

La parodontite può essere trattata e stabilizzata, ma i tessuti di sostegno già perduti non si ricostruiscono spontaneamente in modo completo.

In alcune condizioni selezionate, specifiche procedure chirurgiche e rigenerative possono recuperare almeno in parte il supporto intorno al dente. Non tutti i difetti ossei, però, sono adatti a un trattamento rigenerativo.

L’obiettivo principale è arrestare o rallentare la progressione della malattia, ridurre l’infiammazione, mantenere i denti funzionali e prevenire nuove perdite di tessuto.

Per ottenere un risultato stabile è essenziale la collaborazione del paziente. Anche dopo una terapia efficace, chi ha avuto la parodontite mantiene una maggiore predisposizione alla recidiva e deve seguire un programma personalizzato di controlli.


Quando è consigliabile prenotare una visita?

È opportuno richiedere una valutazione se:

  • le gengive sanguinano frequentemente;

  • l’alito cattivo persiste nonostante l’igiene;

  • le gengive appaiono ritirate;

  • sono comparsi nuovi spazi tra i denti;

  • uno o più denti sembrano muoversi;

  • si avverte dolore durante la masticazione;

  • sono presenti pus o gonfiori gengivali;

  • non viene effettuato un controllo da molto tempo.

Non è necessario attendere che siano presenti tutti e sette i segnali. Anche un solo sintomo persistente può giustificare un approfondimento.



Domande frequenti sulla parodontite

La parodontite provoca sempre dolore?

No. Nelle fasi iniziali e intermedie può essere completamente indolore. Proprio per questo molte persone scoprono la malattia durante un controllo odontoiatrico.

Se le gengive sanguinano significa che ho la parodontite?

Non necessariamente. Il sanguinamento può essere provocato da una gengivite o da altre condizioni. Tuttavia, se è frequente, è necessario verificare che non sia presente anche una perdita di supporto parodontale.

Piorrea e parodontite sono la stessa cosa?

Il termine “piorrea” è una denominazione tradizionale oggi poco utilizzata in ambito clinico. Generalmente viene impiegato per riferirsi alla parodontite, soprattutto nelle sue forme avanzate.

Un collutorio può curare la parodontite?

No. Un collutorio può essere prescritto come supporto in alcune fasi della terapia, ma non è in grado di rimuovere il tartaro sotto gengiva né di sostituire il trattamento professionale.

I denti mobili devono essere sempre estratti?

No. La decisione dipende dalla quantità di supporto residuo, dalla gravità dell’infiammazione, dalla posizione del dente e dalla risposta alla terapia. Una diagnosi precoce può aumentare le possibilità di conservarli.


Prendersi cura delle gengive significa proteggere i propri denti

Gengive che sanguinano, alito cattivo e denti che sembrano più lunghi non sono semplicemente fastidi estetici. Possono rappresentare il modo in cui la bocca segnala la presenza di un’infiammazione.


La buona notizia è che, attraverso una diagnosi tempestiva, un trattamento personalizzato e un corretto programma di mantenimento, nella maggior parte dei casi è possibile controllare la parodontite e proteggere a lungo i propri denti.


Presso Dental Aesthetica a Roma è possibile effettuare una valutazione odontoiatrica e parodontale, verificando lo stato di salute delle gengive e individuando il percorso più adatto alle proprie condizioni.



rappresentazione dei sette segnali descritti nell’articolo.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono una visita odontoiatrica o una diagnosi professionale.

 
 
 

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